martedì 6 febbraio 2018

COMUNICATO STAMPA

Cari amici e amiche di Vittuone e di tutto il Magentino,

sabato scorso un uomo che aveva tentato di essere eletto con la Lega Nord ha sparato per ore da una macchina a persone di colore a Macerata, ferendone sei.Poi si è arreso facendo il saluto fascista e avvolgendosi nel tricolore italiano. In casa gli hanno trovato "Mein Kampf", il manifesto sul programma  nazista di  Adolf Hitler .
Temiamo che questo non sia l'atto isolato di un pazzo, ma piuttosto il risultato dell'operato di quelli che, in politica e sui mezzi di comunicazione, da anni in Italia istigano all'odio e alla violenza. 
Il Leader della Lega Nord Matteo Salvini ci sembra uno di quelli. Queste sono parole sue: "C'è bisogno di una pulizia di massa anche in Italia, via per via, quartiere per quartiere, piazza per piazza, con le maniere forti se serve" (riportato dalla stampa, in occasione di un incontro a Recco dello scorso 18 febbraio 2017).
Abbiamo avuto notizia di una visita di Matteo Salvini a Vittuone per questo martedì 6 febbraio, una visita che prevede la sua presenza ad un momento in cui si darà ufficialità alla confisca di un terreno  di un cittadino slavo , che aveva commesso un abuso edilizio, per destinarlo agli orti urbani. Da quanto ci risulta , nessun campo rom stanziale è mai esistito in quella località. Si tratta quindi di una autentica speculazione leghista in salsa elettorale . Anche i Rom, come gli stranieri, sono stati troppo di frequente oggetto di attacchi gratuiti e oggetto di contrapposizione con gli italiani (per altro dimenticando che anche loro spesso sono italiani ...).
Ci auguriamo quindi che la visita dell'on. Salvini non sia l'ennesima occasione per seminare odio (e prendere in giro gli italiani, che sono portati a pensare che "cacciati" stranieri e Rom, tutti i loro problemi si risolvano come per magia).
A questo punto è arrivata l'ora di dire Basta, con una forte reazione dal basso.
Cara Lega Nord, caro Matteo Salvini, siamo persone di varie idee politiche, sesso ed età...come ce ne sono tante nel nostro Paese. E ci opponiamo a questa pericolosa deriva, perché siamo per un'Italia umana, diversa, dove non c'è spazio per la xenofobia, e per l'odio! Dovunque cercherete di costruire muri, noi saremo li' a costruire ponti. Dovunque cercherete di istigare all'odio e alle divisioni, noi resteremo uniti!
Questo è il nostro Paese e non vi permetteremo di mettere a rischio il suo futuro!

Comunicato congiunto di Comitato Intercomunale per la Pace del Magentino e Anpi sezione Carlo Chiappa Sedriano& Vittuone.

domenica 21 gennaio 2018

Giornata della Memoria


Nessun testo alternativo automatico disponibile.

Cominciano a Sedriano e finiranno a Vittuone le nostre due settimane di incontri con i ragazzi delle scuole e cittadini per meditare su ciò che è stato
Quest'anno la nostra Mostra è arricchita da tante "Storie" della Shoah in Italia.

giovedì 28 dicembre 2017

MARTIRI DEL POLIGONO


Sono le 12,30 del 31 dicembre 1943 quando tre esponenti di spicco della resistenza milanese,  ARTURO CAPETINI, GAETANO ANDREOLI e CESARE POLI vengono fucilati dai fascisti nel poligono di tiro di Piazzale Accursio. ANGELO SCOTTI, graziato all’ultimo momento, viene costretto ad assistere all’assassinio dei suoi compagni.  Riportato in caserma è poi deportato in Germania dove muore nelle camere a gas nel luglio del 1944.
La loro storia è ricordata nella teca del monumento a loro dedicato in Piazzale Accursio, dove
Sabato 30 dicembre alle ore 10.30, come tutti gli anni, gli antifascisti e le sezioni A.N.P.I. del municipio 8 e di Milano renderanno loro omaggio.
La salvaguardia della memoria di chi ha dato la vita per la nostra libertà è requisito indispensabile per mantenerla! 
  
Saranno presenti:
Ivano Tajetti            Vicepresidente dell’ A.N.P.I. Provinciale di Milano
Simone Zambelli    Presidente del Municipio 8 di Milano 
  
Nel corso della cerimonia sarà posizionata la nuova teca che ricorda la storia dei quattro partigiani.
Concluderà una rappresentazione del “teatro degli Instabili 
Contro il freddo saranno offerti vin brûlé e tè caldi.

mercoledì 29 novembre 2017

Il Filo della Memoria: Lezzeno (Co) 29 novembre 1944

Un amore resistente *   
(Giampiero Pozzi – Elisa Restelli)


Fuggiva di novembre una nebbiolina tersa che accompagnava i due giovani da Vittuone fino a Lezzeno, sulle sponde del lago di Como. Era una nebbiolina che nascondeva gli uomini e le cose, lasciando un senso ansioso ma invitante di segretezza, un sapore mascherato di celerità, quell'odore di vita che solo si respira quando l'ansia di esistere si mischia alla paura di morire.

Giampiero aveva passato parte del breve viaggio a riepilogare orari e strategie del piano. Era stato lui a portare la notizia che un’ automobile di gerarchi tedeschi sarebbe scesa lungo le diramazioni del lago di Como fino ad attraversare il piccolo paesino di Lezzeno.
 Come patriota infiltrato dell'esercito repubblichino, era spesso riuscito ad avere importanti informazioni sugli spostamenti e le intenzioni dei fascisti e dei tedeschi e non aveva esitato a passarle ai partigiani con cui era in contatto.
 Elisa lo accompagnava partecipando a questa lotta fatta di sotterfugi, di incontri segreti, di piccoli e grandi sabotaggi, facendo da tramite tra le rivelazioni del suo amore e il corpo volontari della libertà.

Si erano conosciuti così Elisa e Giampiero: il bel capitano  infiltrato e la coraggiosa staffetta. Messaggio cifrato dopo messaggio cifrato, era nato il loro amore... fino a quel       piccolo biglietto, questa volta solo per lei, con cui Giampiero si era dichiarato: segreto tra i segreti, il più bello e dirompente, premessa di un altro sabotaggio, però del cuore.

Da quel giorno, ogni compito, pur ingrato e pericoloso, aveva avuto per loro tutto un altro sapore e pulsava nelle vene incarnando come mai il concetto di avvenire. L'insopportabile peso dei soprusi che fino allora aveva popolato le loro convinzioni guerriere, ora si incoronava del bisogno che ogni amore muove quando la vita con le sue istanze viene a bussare alla tua porta e allora capisci che tocca proprio a te, che non si può rimandare.

Eppure quel giorno di novembre, mentre il paesaggio scalpitava velocemente dietro i finestrini appannati e la nebbia pareva non voler diradare, quella fatalità che ogni volta li aveva portati, fermi sicuri, nei loro vent'anni, lungo la strada della libertà da riconquistare, quella certezza pareva venir meno: tarpata da un senso più forte di paura, da un sentore più alto di rischio.
 Elisa lo ascoltava parlare di minuscole precisazioni, di mosse parallele e sincronizzate, ma sembrava cercare con gli occhi una forza che ancora quel giorno non possedeva, un coraggio che sia lui che lei dovevano ancora fermentare.

Quando l'automobile si fermò nella piccola piazza di Lezzeno non era ancora ora di destinare. Scesero insieme ai bagagli davanti alla pensione che li avrebbe ospitati e, silenziosi e circospetti, entrarono recitando un sorriso da matrimonio appena celebrato, una luna di miele da consumare, un copione che se tradiva la realtà, certo non smentiva la speranza.
Un signore bruno, dai lunghi baffi cortesi, li accompagnò sino alla loro camera, gli auguro una buona permanenza e chiuse la porta dietro alle sue spalle. Appena se ne fu andato, Giampiero si mise a ridere: "Se sapesse perché siamo qui non sarebbe così ossequioso," ma era un riso teso e nervoso. Elisa lo abbracciò, senza replicare.
Non sapevano a che ora sarebbe passata la macchina con i comandanti delle SS ma sicuramente sarebbe successo tra quella notte e la mattina seguente. 
Decisero che avrebbero fatto dei turni di guardia. Da quella postazione potevano facilmente avvistare l'auto prima che questa si trovasse nel luogo predisposto all'attacco.

Fu una notte lunga e silenziosa, abbagliata da allarmi immotivati, sogni interrotti   e fitti dialoghi che andavano a costruire promettenti e fiduciosi domani, esorcizzando il presente. Poi, verso il mattino, Giampiero scorse l'auto scendere verso il paese.  Elisa dormiva, turbata da un sonno agitato. Giampiero si volse e la destò dolcemente. "È ora," disse, "Sei pronta?". "Pronta," rispose Elisa, come se mai avesse dormito.

Giampiero sorrise. Indossò la giacca e il cappello e prese l'uscita. Non era il caso di baciarsi, di dare corpo con quel gesto a un qualsiasi presagio. Avrebbero avuto tempo dopo, tutto il tempo per amarsi, tutta la vita... insieme.
La strada lo accolse e un vento ghiacciato fece a pezzetti i suoi dubbi e le paure, l'eccitazione e l'angoscia. Elisa guardò un'ultima volta dalla finestra che dava sulla piazza, lo vide correre verso il luogo dell'agguato, poi chiuse le tende per non essere scorta e cercò l'orologio per non perdere l'ora stabilita.
Non ebbe tempo di fare altro, gli spari la raggiunsero stupita e impreparata. Spalancò la porta della stanza con gli occhi che avvampavano terrore, scese di corsa le scale e si trovò improvvisa davanti alla tragedia.
Prima che le pallottole la colpissero, capì che qualcuno li aveva traditi.


      Nei primi mesi del 1994 fui protagonista, insieme a diversi artisti e scrittori, uniti sotto legida della cooperativa culturale Raccolto, di una serie di importanti iniziative per le celebrazioni del Cinquantesimo anniversario della Resistenza, con progetti di intervento culturale che coinvolsero diversi comuni dell'hinterland milanese. Una delle iniziative prevedeva la raccolta di testimonianze di alcuni episodi della storia locale che poi, passate al vaglio della scrittura narrativa, sono confluite un intenso volume di racconti ("Esistenza di Resistenza", Ed. Raccolto). Tra i vari racconti che ebbi l'onore di ascoltare e rinarrare, mi piace oggi riportare la storia di due giovani innamorati* che mi fu raccontata da Egidio Crippa* e che qui riporto quale omaggio ai tanti giovani uomini e donne che hanno donato la loro vita e il loro amore.


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